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Legislazione e trattati


La nozione di «fonte giuridica» ha una duplice accezione. Nel significato originario del termine, si tratta della ragione dell'insorgenza del diritto, vale a dire la sua motivazione. In base a tale definizione, la fonte giuridica del diritto dell'Unione è la volontà di preservare la pace e di creare un'Europa migliore tramite le relazioni economiche; aspetti questi, entrambi, cui l'UE deve la sua stessa esistenza. Nell'uso giuridico, la «fonte giuridica» è intesa come l'origine e la legittimazione del diritto.

I Trattati istitutivi dell'Ue: diritto primario


La prima fonte giuridica è rappresentata dai trattati istitutivi dell'UE, ivi compresi gli allegati, le appendici e i protocolli, nonché le successive integrazioni e gli emendamenti. I trattati istitutivi, con le suddette integrazioni e modifiche, introdotte in particolare con i trattati di Maastricht, Amsterdam, Nizza e Lisbona, nonché i trattati di adesione, contengono i principi giuridici fondamentali concernenti gli obiettivi, l'organizzazione e la modalità di funzionamento dell'Unione, nonché parti del diritto economico. Essi stabiliscono così il quadro giuridico costituzionale dell'UE, cui devono attenersi, nell'interesse dell'Unione, le istituzioni dell'Unione, dotate a tal fine di appositi poteri legislativi e amministrativi. In quanto diritto creato direttamente dagli Stati membri, tali norme giuridiche vengono definite, nell'uso giuridico, diritto primario dell'Unione.

Gli atti giuridici dell'Ue: diritto derivato

Il diritto emanato in adempimento dei poteri conferiti alle istituzioni dell'UE viene chiamato diritto derivato dell'Unione e costituisce la seconda importante fonte del diritto dell'Unione.
Esso consta di atti legislativi, atti delegati, atti di esecuzione e altri atti. Tra gli «atti legislativi» rientrano, in particolare, gli atti giuridici adottati in base alla procedura legislativa ordinaria o speciale (articolo 289 TFUE). Gli «atti delegati» sono atti non legislativi di portata generale e vincolanti che integrano o modificano determinati elementi non essenziali di un atto legislativo. Competente a porli in essere è la Commissione, che opera sulla base di un'espressa delega contenuta nell'atto legislativo. L'atto legislativo di riferimento delimita esplicitamente gli obiettivi, il contenuto, il campo di applicazione e la durata della delega. Il Parlamento europeo o il Consiglio possono decidere in qualsiasi momento di revocarla. L'atto delegato può entrare in vigore soltanto se, entro il termine fissato dall'atto legislativo, il Parlamento europeo o il Consiglio non sollevano obiezioni (articolo 290 TFUE). Gli «atti di esecuzione» rappresentano una deroga al principio generale in base al quale le misure necessarie per l'attuazione degli atti giuridicamente vincolanti dell'Unione vengono adottate dagli Stati membri con atti di diritto interno. Allorché sono necessarie condizioni uniformi di attuazione di atti giuridicamente vincolanti dell'Unione, è possibile ricorrere ad atti di esecuzione, adottati in genere dalla Commissione o, eccezionalmente, dal Consiglio. Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'UE stabiliscono però preventivamente le regole e i principi generali relativi alle modalità di controllo, da parte degli Stati membri, dell'esercizio delle competenze di esecuzione attribuite alla Commissione (articolo 291 TFUE). Sono previsti, infine, una serie di «altri atti» con i quali le istituzioni dell'Unione possono esprimersi in modo non vincolante per regolare la vita interna dell'UE o delle sue istituzioni, come accade, ad esempio, con gli accordi amichevoli o gli accordi interistituzionali, o anche attraverso i regolamenti interni delle
istituzioni. Tutti questi atti possono assumere forme diverse. Le modalità principali di intervento sono elencate e definite nei trattati (articolo 288 TFUE). Come atti legislativi obbligatori vengono indicate sia norme di legge generali e astratte, sia misure concrete e individuali. La disposizione prevede poi che le istituzioni possano emanare pareri non vincolanti. Tale elenco non è però esaustivo. Al contrario, sono possibili molte altre forme di intervento, tra cui risoluzioni, dichiarazioni, programmi d'azione, libri bianchi o verdi. Profonde sono le differenze tra le diverse tipologie di atti, con riguardo alla procedura di adozione, ai loro effetti giuridici, nonché ai destinatari. Tali differenze saranno pertanto oggetto di analisi più avanti, in un separato capitolo dedicato agli «strumenti» dell'UE. L'evoluzione del diritto derivato dell'Unione è graduale e costante. Il diritto derivato conferisce linfa vitale al diritto primario dell'Unione, contenuto nei trattati, e nel corso del tempo realizza e completa l'ordinamento giuridico europeo.

I Trattati internazionali conclusi dall'Ue

La terza fonte di diritto dell'Unione è legata al ruolo dell'UE sul piano internazionale. Data la sua posizione centrale nel panorama internazionale, l'Europa non può limitarsi ad occuparsi dei suoi affari interni, ma deve anche sforzarsi di sviluppare relazioni economiche, sociali e politiche con altri paesi. A tale scopo, l'Unione europea conclude con gli «Stati non membri» dell'UE (i cosiddetti paesi terzi) e con altre organizzazioni internazionali accordi che vanno dai trattati di cooperazione in ambito commerciale, industriale, tecnico e sociale, agli accordi sul commercio di singoli prodotti.