Punto Europa

 

Utilizzare i Fondi Strutturali dell'Ue

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La politica di coesione economica e sociale dell’UE è finalizzata a promuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile della Comunità, riducendo le disuguaglianze tra le diverse regioni europee.

La necessità di garantire uno sviluppo armonioso del territorio compare in forma scritta nei documenti europei  nel 1987, anno in cui entra in vigore l’Atto Unico europeo. La coesione economica e sociale diviene espressamente un obiettivo prioritario della Comunità e sarà riconosciuta come politica dal Trattato di Maastricht del 1992.

Per  realizzare gli obiettivi della politica di coesione, l’Unione europea ha istituito i Fondi Strutturali, appositi strumenti finanziari caratterizzati da alcuni elementi:

1. il cofinanziamento (cioè il fatto che le risorse dell’UE si sommano a quelle nazionali), che contribuisce allo sviluppo di partenariati pubblico-privati e aiuta gli investimenti anche in periodi di maggiore austerità economica;

2. il carattere pluriennale della programmazione, che rende possibile la pianificazione a lungo termine altrimenti difficilmente realizzabile a livello nazionale;

3. l’effetto governance, che implica lo sviluppo, da un lato, della capacità di iniziativa e di responsabilità di tutti i livelli di governo e degli attori economici e sociali, dall’altro di una nuova prassi di governance basata sul partenariato, sulla condivisione degli obiettivi e dell’allocazione finanziaria;

4. l’effetto a catena sulle altre politiche europee e cioè lo stimolo alle politiche dell’occupazione, dello sviluppo rurale, delle reti transeuropee, della società dell’informazione, degli appalti pubblici, dello sviluppo sostenibile, contribuendo al miglior coordinamento e alla realizzazione degli obiettivi della competitività e dell’occupazione legati alla strategia di Lisbona.

Per il periodo  2000-2006 la dotazione finanziaria assegnata a tale politica è stata di 213 miliardi di euro, di cui 195 miliardi destinati ai Fondi strutturali ( FSE, FESR, FEAOG e SFOP) e 18 al Fondo di coesione. Tale importo rappresentava il 35% del bilancio comunitario, ovvero la seconda voce di spesa.

Nel prossimo periodo di programmazione finanziaria 2007-2013, la politica di coesione sarà caratterizzata da diverse novità rispetto al periodo precedente. Con una dotazione di 347, 41 miliardi di euro, la futura politica di coesione dovrà rispondere alle sfide poste da un ‘Unione allargata a 27 Stati, nonché dalla globalizzazione e dalla forte crescita dell’economia fondata sulla conoscenza. I futuri interventi strutturali saranno esplicitamente mirati a perseguire gli orientamenti delineati dalla riveduta Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e la Strategia di Göteborg  per lo sviluppo sostenibile, mentre le azioni verranno maggiormente focalizzate sulle regioni più svantaggiate, perseguendo allo stesso tempo un maggior decentramento ed un’attuazione più snella e trasparente degli interventi. Viene anche semplificata la struttura generale degli obiettivi e degli strumenti finanziari a disposizione. Dal 2007 vi saranno, infatti,  3 obiettivi:

obiettivo 1: Convergenza. Il criterio di riferimento rimarrà quello attuale: faranno parte di questo obiettivo le Regioni il cui PIL risulti inferiore al 75% rispetto al PIL europeo. Mantenendo questa soglia e prendendo in considerazione nuove aree con un livello di sviluppo inferiore rispetto a quelle dell’Europa a 15 si verificherà l’uscita statistica di alcune delle attuali Regioni ob.1 dai finanziamenti di Bruxelles. Saranno 20 le Regioni escluse (nel caso dell’Italia la Basilicata e Sardegna): per queste Regioni è previsto il regime di sostegno transitorio (phasing out per le regioni che escono dall’Ob. Convergenza per motivi statistici: è il caso della Basilicata, e phasing in nell’Obiettivo Competitività per le regioni che escono per una crescita del PIL). Tra le Regioni che non saranno più eleggibili alcune hanno effettivamente raggiunto un livello di sviluppo che comunque le avrebbe fatte uscire dal parametro del 75%: è il caso della Sardegna, ma altre risulteranno estromesse dai finanziamenti di Bruxelles semplicemente per ragioni statistiche; questo è il caso della Basilicata;

obiettivo 2: Competitività regionale e occupazione. In questo gruppo verranno ricomprese tutte le regioni escluse dall’obiettivo Convergenza, accorpando sia le politiche di riconversione industriale (il vecchio obiettivo 2), sia quelle di riqualificazione delle risorse umane (il precedente obiettivo 3);

obiettivo 3: Cooperazione territoriale europea. In questo gruppo verranno ricomprese le aree eleggibili per programmi di cooperazione trans-frontaliera e trans-regionale, riallacciandosi all’esperienza, fatta di luci ed ombre, del programma di iniziativa comunitaria Interreg, a cui va aggiunto un ulteriore strumento dedicato alla politica di prossimità, cioè per la cooperazione con i Paesi del Sud del Mediterraneo e quelli dell’area balcanica.

E tre strumenti finanziari: il FESR, il FSE e il Fondo di coesione che si attiva solo per i paesi con un reddito nazionale lordo inferiore al 90% della media comunitaria. L’Obiettivo Convergenza e l’Obiettivo Competitività e Occupazione saranno realizzati attraverso i due Fondi FESR e FSE. Mentre l’Obiettivo Cooperazione si avvarrà del solo FESR.

Infine, sono state istituite tre nuove iniziative volte a creare prospettive d’investimento e crescita economica nelle regioni dell’UE avvalendosi del contributo delle istituzioni finanziarie internazionali per la realizzazione dei nuovi programmi a favore della politica di coesione.
Si tratta di JASPER (Joint Assistance in Supporting Projects in European Regions – Assistenza congiunta a sostegno di progetti nelle regioni europee), JEREMIE (Joint European Resources for Micro to Medium Enterprises – Risorse europee congiunte per le micro, le piccole e le medie imprese) e JESSICA (Joint European Support for Sustainable Investment in City Areas - Sostegno europeo congiunto per investimenti sostenibili nelle aree urbane).