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Lavorare


Se siete disoccupati potete valutare di cercare lavoro in un altro paese europeo "entro un termine sufficiente" a tale ricerca. In mancanza di disposizioni comunitarie che fissino tale termine, gli stati membri adottano generalmente un periodo di sei mesi (alcuni applicano ancora un termine di tre mesi). Tuttavia potete prorogare il soggiorno oltre il termine fissato se siete in grado di dimostrare che continuate seriamente a cercare un'occupazione.

I cittadini dell'Unione europea e dello Spazio economico europeo sono esentati da ogni obbligo in tema di visti, passaporti e controlli medici all'ingresso in un altro paese dell’Unione europea. La carta d'identità consente di entrare liberamente e di spostarsi per un periodo di tre mesi, il che può essere utile per esercitare un lavoro temporaneo o per cercare lavoro.

I cittadini dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo non necessitano di alcun permesso di lavoro!

Essi possono esercitare l'attività professionale di loro scelta. Tuttavia, non appena abbiano trovato un impiego ed entro tre mesi dal loro arrivo devono richiedere il rilascio di un “permesso di soggiorno di cittadino di uno Stato membro dell’UE“.

Il permesso ha una validità di cinque anni ed è rinnovabile.

Per accedere ad un ampio ventaglio di opportunità di lavoro in tutta Europa, l'Unione Europea ha realizzato Eures – EURopean Employment Services, una rete internazionale che promuove e facilita la libera circolazione dei lavoratori nello spazio economico europeo.

Esercitare la vostra professione in un altro stato dell'Unione, quindi, è un vostro diritto. Esistono però alcune professioni che richiedono il possesso di diplomi o qualifiche diverse a seconda del paese in cui si esercitano.
Nel caso in cui non ci sia un accordo a livello comunitario sarà necessario ottenere un riconoscimento del titolo rivolgendo domanda all'autorità competente del paese ospitante.

Ai lavoratori provenienti dagli altri stati membri dell'Unione si applicano le stesse condizioni di lavoro vigenti per i cittadini dello stato membro ospitante. Questo vale per la retribuzione, le norme relative al licenziamento, la reintegrazione sul posto di lavoro, le misure di protezione della salute e la sicurezza sul posto di lavoro. Si estendono ai cittadini comunitari i principi di pari opportunità tra uomini e donne.
Naturalmente il lavoro dà diritto al soggiorno, che nel caso sia superiore a tre mesi viene comprovato con il rilascio di una carta di soggiorno.

Rispetto alla sicurezza sociale la normativa comunitaria prevede un coordinamento dei sistemi , ma non la loro armonizzazione. Lo scopo è quello di assicurare il vostro collegamento ad un solo regime di protezione sociale e di preservare i vostri diritti in materia pensionistica indipendentemente dallo stato in cui si decide di andare a lavorare.
Le prestazioni sociali e sanitarie a vostro favore (malattia, maternità, invalidità, infortunio sul lavoro, malattia professionale, disoccupazione, vecchiaia e reversibilità e prestazioni familiari) sono le stesse garantite ai cittadini dello stato membro.

E' importante sapere che lavorando in un altro stato membro e trasferendovi la vostra residenza, diventate anche residenti fiscali. Gli stati membri hanno stipulato tra loro convenzioni fiscali destinate ad evitare la doppia imposizione dei redditi.
Non c'è armonizzazione a livello comunitario delle regole riguardanti le tasse sul reddito, per questo motivo i tassi d'imposizione possono variare molto da paese a paese. In generale le regolamentazioni nazionali devono rispettare il principio comunitario della non discriminazione nei confronti degli altri cittadini membri dell'Unione.
E' sempre utile, comunque, prendere contatti con le autorità fiscali non solo del paese della vostra futura residenza, ma anche di quello di partenza. Consulenti esperti potranno informarvi sulle formalità che bisogna compiere. Sarà così possibile tenere conto delle particolarità della vostra situazione professionale, individuale o familiare.